Sindrome del Colon Irritabile: Cos’è? Cause

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Cos’è la sindrome del colon irritabile?

 

La sindrome del colon irritabile è un insieme di disturbi intestinali cronici, riferibili al tratto di intestino crasso chiamato colon (come del resto si può intuire dal nome della patologia). Nota anche come colon irritabile o colite spastica, questa sindrome è estremamente diversa dalle cosiddette malattie infiammatorie intestinali (come ad es. il morbo di Crohn). Infatti, mentre in quest’ultime c’è un’alterazione dell’anatomia intestinale, nel colon irritabile l’aspetto dell’intestino è normale e non presenta alcuna anomalia.

Nonostante i numerosi studi in merito, le cause della sindrome del colon irritabile sono un punto  interrogativo. Secondo le ipotesi più attendibili, all’origine della condizione ci sarebbe una comunicazione anomala tra encefalo, fibre nervose che innervano l’intestino e muscoli intestinali.

I sintomi tipici del colon irritabile consistono in: dolore e crampi all’addome, stipsi, diarrea, gonfiore addominale, meteorismo e muco nelle feci.

Formulare una diagnosi di sindrome del colon irritabile non è per nulla semplice, per almeno due motivi: la mancanza di un test diagnostico specifico e l’aspecificità dei sintomi (sono sintomi comuni a tante altre patologie dell’intestino).

Attualmente, la terapia per la sindrome del colon irritabile è soltanto sintomatica.

Breve richiamo dell’anatomia del colon

L’intestino è la porzione di apparato digerente compresa tra il piloro e l’orifizio anale.Gli anatomisti suddividono l’intestino in due settori principali: il piccolo intestino, detto anche intestino tenue, e il grande intestino, detto anche intestino crasso.

L’intestino tenue è il primo tratto; inizia a livello della valvola pilorica, che lo separa dallo stomaco, e termina a livello della valvola ileocecale, situata al confine con l’intestino crasso. L’intestino tenue è costituito da tre sezioni (il duodeno, il digiuno e l’ileo), è lungo circa 7 metri e ha un diametro medio di 4 centimetri.

L’intestino crasso è il tratto terminale dell’intestino e dell’apparato digerente. Comincia dalla valvola ileocecale e termina in corrispondenza dell’ano; è costituito da 6 sezioni (cieco, colon ascendente, colon trasverso, colon discendente, sigma e retto), è lungo circa 2 metri e possiede un diametro medio di 7 centimetri (da qui il nome di grande intestino).

La sindrome del colon irritabile è un insieme di disturbi intestinali, provenienti specificatamente dal colon.

La sindrome del colon irritabile è una condizione cronica, che può durare anni e richiedere – proprio a causa della sua lunga durata – un prolungato trattamento. Diversamente dalle malattie infiammatorie intestinali come, per esempio, il morbo di Crohn o la colite ulcerosa, la sindrome del colon irritabile non è responsabile di alcun cambiamento dell’anatomia intestinale e non favorisce in alcun modo la comparsa del tumore del colon o del tumore del colon-retto.

Curiosità

I ricercatori non hanno mai realmente dimostrato una correlazione tra la sindrome del colon irritabile e la motilità del colon; pertanto, la sindrome del colon irritabile rimane una condizione clinica indefinita.

Altri nomi

La sindrome del colon irritabile è conosciuta con diversi altri nomi, tra cui:

  • sindrome dell’intestino irritabile,
  • IBS (dall’inglese Irritable Bowel Disease),
  • colite spastica,
  • colite nervosa,
  • colon irritabile,
  • colon spastico e colite mucosa.

Coniato nel lontano 1892, il termine colite mucosa richiama all’elevata frequenza di mucorragia (emissione di muco commisto alle feci) e coliche addominali. Epidemiologia Secondo alcune indagini statistiche, la sindrome del colon irritabile interesserebbe il 15-20% della popolazione che vive nei cosiddetti “Paesi sviluppati” (circa un individuo ogni 5) e avrebbe un’incidenza annua pari all’1-2% (in sostanza, ogni anno, i nuovi casi sono massimo 2 ogni 100 persone).In base ad altre ricerche, le aree del Mondo con il maggior numero di pazienti sarebbero l’America Centrale e l’America del Sud; di contro, le zone del Mondo con il minor numero di malati coinciderebbero con i territori del Sud-Est asiatico.Il sesso femminile è decisamente più incline a sviluppare la sindrome del colon irritabile, rispetto al sesso maschile: le donne con sindrome dell’intestino irritabile sono almeno il doppio degli uomini.

La maggior parte degli individui che soffrono di colite spastica ha un’età compresa tra i 20 e i 30 anni.Per motivi ancora poco chiari, accompagnano la sindrome dell’intestino irritabile diversi problemi di natura psichica, quali per esempio depressione maggiore, ansia e disturbi di personalità.

Cause

Le precise cause della sindrome del colon irritabile sono un mistero. Tuttavia, gli studi e le teorie in merito non mancano. Ipotesi più attendibile L’encefalo e l’intestino sono strettamente connessi tra di loro, attraverso un’ampia rete di nervi.Secondo una delle teorie medico-scientifiche più attendibili, la sindrome dell’intestino irritabile sarebbe dovuta a una comunicazione anomala tra encefalo, fibre nervose innervanti l’intestino e muscoli intestinali (il cui compito è regolare il transito del cibo digerito all’interno dell’intestino).

Fisiopatologia in breve

Lo strato di cellule muscolari costituenti parte della parete intestinale consente, attraverso contrazioni ritmiche (peristalsi), il transito e la progressione del cibo durante il processo digestivo. In base a quanto affermano i medici, la presenza della sindrome del colon irritabile sarebbe responsabile di contrazioni troppo forti e di durata troppo lunga o, in alternativa, di contrazioni troppo deboli.Le contrazioni troppo forti comporterebbero l’insorgenza di sintomi, quali meteorismo, senso di gonfiore all’addome e diarrea; le contrazioni troppo deboli, invece, sarebbero all’origine di un rallentamento del transito intestinale (stipsi) e di problematiche, come feci troppo dure o feci secche.

Curiosità

Recentemente, alcuni ricercatori hanno osservato, in un gruppo di persone con colon irritabile, la presenza di micro-focolai infiammatori nello spessore della mucosa intestinale.Questa osservazione avrebbe messo in discussione le basi della sindrome del colon irritabile, considerata da anni una patologia di carattere non infiammatorio.Gli stimoli della sindrome del colon irritabile Da diverse indagini cliniche è emerso che, spesso, i sintomi della sindrome del colon irritabile compaiono al verificarsi di determinate circostanze. Nell’elenco di tali circostanze – che i medici definiscono “grilletti” (triggers, in inglese) o “stimoli della sindrome dell’intestino irritabile” – rientrano:

  • L’assunzione di alcuni cibi particolari. Ci sono persone che lamentano i tipici sintomi della sindrome dell’intestino irritabile, quando assumono: cioccolata, caffè, tè, spezie, cibi grassi, frutta, piselli, cavolfiore, cavolo, broccoli, latte, sostanze alcoliche, bevande zuccherate ecc;
  • Lo stress eccessivo. Molti individui con colite spastica tendono a manifestare i disturbi peggiori durante momenti di stress eccessivo;
  • Le alterazioni ormonali. I medici imputano agli ormoni un ruolo da “grilletto” della sindrome del colon irritabile, per il fatto che le donne, per loro natura soggette a cicliche alterazioni ormonali dovute al ciclo mestruale, sono i più comuni bersagli della malattia in questione;
  • Alcune malattie infettive del tratto gastrointestinale. Secondo un numero considerevole di indagini cliniche, sussisterebbe un legame consequenziale tra le gravi gastroenteriti di origine virale o batterica e la sindrome dell’intestino irritabile (sindrome dell’intestino irritabile post-infettiva).Fattori di rischioSecondo le ricerche mediche condotte finora, i fattori di rischio della sindrome del colon irritabile sarebbero:
  • Soffrire di movimenti intestinali anomali (es: transito intestinale troppo veloce, transito intestinale troppo lento ecc.);
  • La presenza di iperalgesia viscerale. Per iperalgesia viscerale, s’intende un aumento patologico della sensibilità al dolore proveniente dai visceri addominali, intestino in particolare;
  • Una precedente gastroenterite di origine virale o batterica. Secondo alcuni studi, lo sviluppo della sindrome del colon irritabile post-infettiva dipenderebbe da: la durata dell’infezione, il tipo di germe infettante, il sesso femminile, l’età giovanile e l’assenza di vomito durante l’infezione;
  • La presenza della cosiddetta sindrome da proliferazione batterica intestinale, condizione nota anche con l’acronimo SIBO;
  • La presenza di squilibri ormonali o dei neurotrasmettitori.

Approfondimento sulla fisiopatologia della sindrome del colon irritabile

Per comprendere meglio la complessa attività fisiologica, e di conseguenza la fisiopatologia, è bene conoscere in maniera più approfondita le dinamiche alla base della funzione del colon.Il contenuto intestinale sopraggiunge al colon, dall’intestino tenue, in forma liquida; la funzione primaria di questo organo – il colon – è riassorbire la frazione liquida e i sali minerali; al termine del percorso lungo il colon, quindi, si ha l’espulsione finale dei prodotti della digestione.Il colon è dotato di un proprio Sistema Nervoso Semi-Autonomo, denominato Sistema Nervoso Enterico (SNE); il SNE ricopre svariate funzioni, tra cui:

  • La produzione del neurotrasmettitore serotonina. Un compito della serotonina  è aumentare la motilità intestinale, quindi favorire il transito del cibo all’interno dell’intestino.La produzione della serotonina, da parte del SNE, dipende anche dalla particolare relazione che lega quest’ultimo al cervello (sistema nervoso centrale – SNC). Ciò vuol dire, in altre parole, che il SNE produce o blocca la produzione di serotonina anche sotto l’influsso del cervello (è la cosiddetta “teoria dei due cervelli” o “Brain-Gut Axis”). Se lo stimolo alla produzione di serotonina è eccessivo, il transito intestinale dei prodotti della digestione subisce una brusca accelerazione, la quale comporta lo sviluppo di diarrea; al contrario, se c’è una limitazione eccessiva alla produzione della serotonina, la progressione intestinale dei prodotti digestivi è rallentata e compare il fenomeno della stipsi.
  • La regolazione della permeabilità dei vasi sanguigni e linfatici, propri del colon, situati immediatamente al di sotto della mucosa (la superficie interna, o di rivestimento, del colon). Questa rete di vasi sanguigni e linfatici è deputata al riassorbimento della parte liquida di quanto transita nel colon.
  • La regolazione immunitaria, attraverso la capacità di riconoscere le sostanze nocive, che l’essere umano introduce con gli alimenti (es. tracce di pesticidi, virus, parassiti ecc.), e la capacità di attivare tutte le funzioni organiche di protezione e rapida espulsione, di tali sostanze, dall’organismo umano.Curiosità sulla sindrome del colon irritabile post-infettivaI pazienti con sindrome del colon irritabile post-infettiva dimostrano un aumento, nella mucosa, del numero delle colonie di linfociti e delle cellule enteroendocrine (cellule deputate alla produzione di sostanze, quali per esempio la serotonina, che agiscono sulla motilità, la vascolarizzazione e la risposta immunitaria propria del colon).

Nel colon irritabile, le cellule enteroendocrine dimostrano di secernere elevati livelli di serotonina, pertanto sembrano le originali responsabili degli episodi di diarrea.

Le tradizionali teorie riguardanti la fisiopatologia possono suddividersi in 3 complessi capitoli:

  1. Motilità gastrointestinale;
  2. Iperalgesia;
  3. Psicopatologia.

1) L’alterazione della motilità gastrointestinale include specifiche modificazioni della funzione motoria del piccolo e del grande intestino:

  • a) l’attività mioelettrica del colon (la capacità di far procedere le feci sino all’evacuazione) è composta da un susseguirsi di lente onde di contrazione muscolare, sulle quali si sovrappongono spike di potenziali d’azione (capacità della cellula muscolare di contrarsi in modo energico). Nella sindrome dell’intestino irritabile, la dismotilità (alterata motilità) del colon si manifesta con una variazione della frequenza delle lente onde di contrazione della muscolatura, interrotte, soprattutto come riposta post-prandiale, dagli spike dei potenziali d’azione. I pazienti soggetti a diarrea, dimostrano questa disparità in misura maggiore rispetto ai pazienti prevalentemente soggetti a stipsi.
  • b) La dismotilità del piccolo intestino si manifesta con un rallentato transito del cibo, nei soggetti con prevalenza di stipsi, e con un accelerato transito del cibo, nei soggetti con prevalenza di diarrea; quest’ultimi, inoltre, mostrano anche intervalli più brevi tra onde successive di propulsione (cosiddette onde predominanti interdigestive del piccolo intestino).
  • c) Secondo le teorie correnti, le persone con sindrome dell’intestino irritabile sarebbero soggette a un aumento generale dell’attività della muscolatura liscia; quindi, gli organi interessati non sarebbero solo piccolo e grande intestino, ma anche gli organi dell’apparato urinario, anch’essi dotati di una considerevole muscolatura liscia. Queste teorie spiegherebbero per quale ragione i pazienti con colon irritabile manifestino, talvolta, sintomi urinari, quali aumento della frequenza e dell’urgenza alla minzione, nicturia (aumento delle frequenza notturna alla minzione) ecc.

2) L’iperalgesia viscerale, ossia l’aumento patologico della sensibilità (ipersensibilità) al dolore proveniente dai visceri addominali:

  • L’anormale percezione della fisiologica motilità intestinale e la spiccata sensibilità viscerale al dolore sono due elementi caratteristici della sindrome del colon irritabile.Durante i test per la valutazione della sensibilità viscerale al dolore, la distensione della sonda a palloncino, nel retto-sigma e nel piccolo intestino, produce dolore a volumi decisamente più bassi nei pazienti affetti da sindrome del colon irritabile, rispetto a quanto accade nei pazienti di controllo (persone sane).Inoltre, dai test di questa tipologia emerge un altro aspetto curioso e sicuramente da annotare: i pazienti con sindrome dell’intestino irritabile avvertono dolore non soltanto dove risiede la sonda a palloncino, ma anche in aree cutanee dell’addome anatomicamente distanti dal retto-sigma ecc.

La spiegazione di questo fenomeno è semplice: le terminazioni nervose che trasmettono il dolore dal colon e dal retto-sigma passano per le corna posteriori del midollo spinale, dove giungono anche le terminazioni nervose deputate alla percezione del dolore sulla cute addominale; pertanto, a causa di tale accavallamento, l’attivazione delle prime terminazioni nervose (quelle del colon e del retto-sigma) tende ad attivare anche le seconde (quelle cutanee) e ciò comporta la percezione di un dolore diffuso.

3) La psicopatologia:

  • L’associazione tra disturbi psichiatrici e sindrome dell’intestino irritabile non è mai stata realmente chiarita e dimostrata. Tuttavia, è un dato di fatto che:

I pazienti affetti da disturbi psicologici vanno incontro a patologie debilitanti molto più frequentemente della popolazione sana, rappresentante il cosiddetto campione di controllo;

I pazienti alla continua ricerca di terapie mediche per patologie croniche, hanno un’alta incidenza di crisi di panico, stati depressivi, ansietà e ipocondria, rispetto alla popolazione  sana di controllo;

Un’alterazione del Brain-Gut Axis coincide con l’inizio dei disturbi dell’apparato digerente in circa il 77% degli individui.Rimane attualmente un mistero, se i disturbi psicopatologici inducano la sindrome del colon irritabile o viceversa.

 

Quando rivolgersi al medico?

secondo alcune indagini statistiche, le pazienti di sesso femminile sarebbero almeno il doppio dei soggetti di sesso maschile. L’età tipica dei malati di sindrome del colon irritabile è compresa tra i 20 e i 30 anni.

Sintomi più comuni della sindrome del colon irritabile sono:

  • Dolori e crampi addominali, che hanno la tendenza ad attenuarsi con la defecazione;
  • Sensazione di gonfiore allo stomaco (distensione addominale);
  • Meteorismo;
  • Diarrea e/o stitichezza (o stipsi). È molto frequente che il paziente alterni giorni di diarrea a giorni di stipsi;
  • Presenza di muco nelle feci;
  • Sensazione di incompleto svuotamento intestinale, dopo la defecazione;
  • Urgenza all’evacuazione dopo i pasti.

Il colon irritabile è spesso causa di una sintomatologia che “va e viene”; in altre parole, la condizione intervalla periodi in cui i sintomi sono evidenti ed eclatanti, a periodi in cui le manifestazioni cliniche sono quasi o del tutto assenti (tanto da far pensare a una guarigione spontanea).

Dal punto di vista sintomatologico, ogni paziente con sindrome dell’intestino irritabile rappresenta un caso a sé stante: alcuni malati soffrono esclusivamente di dolore addominale e crampi addominali, altri lamentano tutti i sintomi tipici sopraccitati, altri ancora riportano dolore, crampi, meteorismo e l’alternanza diarrea-costipazione. Tutto ciò rende difficile la formulazione di un quadro sintomatologico tipico e l’identificazione della condizione in ambito diagnostico.

Da cosa dipendono diarrea e costipazione?

Nella sindrome del colon irritabile, mentre la diarrea dipende da un transito troppo veloce dei prodotti della digestione attraverso il colon, la costipazione è frutto di un transito troppo lento, a livello del colon, del contenuto intestinale.In sostanza, quindi, diarrea e costipazione risultano da due anomalie completamente opposte.

Sintomi meno comuni

Oltre ai sintomi sopraccitati, più di rado, la sindrome del colon irritabile può provocare:

  • Aumento anomalo del numero delle evacuazioni giornaliere;
  • Feci dalla consistenza insolita;
  • Letargia;
  • Malessere;
  • Mal di schiena;
  • Indigestione;
  • Problemi urinari (nicturia, bisogno impellente di urinare, difficoltà a svuotare completamente la vescica ecc.);
  • Dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia);
  • Difficoltà a dormire;
  • Mal di testa.

Quali sintomi non causa?

Nell’elenco dei sintomi della sindrome del colon irritabile, non rientrano sicuramente: sanguinamento rettale, sangue nelle feci, febbre, perdita di peso e dolore addominale particolarmente intenso.Tutti questi sintomi e segni appena citati sono caratteristici di condizioni intestinali più gravi (rispetto al colon irritabile) e che inducono un cambiamento dell’anatomia dell’intestino. Classici esempi di condizioni intestinali più gravi della colite spastica sono le malattie infiammatorie dell’intestino; tra queste malattie rientrano il morbo di Crohn e la colite ulcerosa.

Condizioni associate

Per motivi ancora sconosciuti, spesso le persone con sindrome dell’intestino irritabile soffrono anche di depressione maggiore, ansia e disturbi affini, e disturbi di personalità.

Complicazioni

La presenza a lungo termine del colon irritabile può essere motivo di:

  • Emorroidi. Emorroidi è il termine che, nel gergo comune, indica la dilatazione patologica e il prolasso (dovuto a un cedimento delle strutture di sostegno del canale ano-rettale) delle vene emorroidali.
  • Malnutrizione. Può derivare dall’eliminazione di alcuni cibi dalla dieta, in quanto responsabili della comparsa di dolore addominale, crampi, diarrea, meteorismo ecc.
  • Ridotta qualità della vita. È forse la complicanza della sindrome dell’intestino irritabile a impatto maggiore. Chi soffre di colon irritabile lamenta disturbi periodici, che rendono difficile la conduzione di una vita normale e serena.L’opinione abbastanza diffusa che la sindrome del colon irritabile sia una fattore di rischio tumorale è completamente errata: il colon irritabile, infatti, non favorisce e non è in alcun modo legato al cancro del colon e alle altre neoplasie del tratto intestinale.

Quando rivolgersi al medico?

I medici consigliano di rivolgersi a loro, in presenza di problemi intestinali insoliti, come per esempio dolore e crampi all’addome dal carattere cronico, meteorismo cronico, senso di gonfiore allo stomaco, diarrea alternata a costipazione ecc. A stabilire se i problemi intestinali appena citati sono o meno i sintomi della sindrome del colon irritabile saranno i successivi test diagnostici.

Diagnosi colon irritabile

La diagnosi di sindrome del colon irritabile è il risultato di un approfondito esame obiettivo, di una scrupolosa anamnesi (o storia clinica) e di una serie di indagini (tra cui esami di laboratorio, esami strumentali ecc.) volte a escludere tutte le patologie che, dal punto di vista sintomatologico, assomigliano al colon irritabile (N.B: procedere per esclusione, allo scopo di individuare una malattia, è una pratica nota come diagnosi differenziale).

Purtroppo, al momento attuale, non esiste un test diagnostico che permetta di individuare specificatamente il colon irritabile; in altre parole, manca un test diagnostico specifico, come potrebbe essere la biopsia in caso di una neoplasia.

Anamnesi e criteri diagnostici Non disponendo di un test specifico per l’individuazione del colon irritabile, la comunità medico-scientifica ha pensato di definire, in occasione di dibattiti e congressi sull’argomento, una serie di criteri diagnostici da utilizzare come termine di paragone con quanto emerso dall’esame obiettivo e soprattutto dall’anamnesi. Detto altrimenti, i medici hanno stilato un elenco preciso dei sintomi che dovrebbe presentare un individuo, per essere considerato malato di sindrome del colon irritabile.

I criteri diagnostici a cui si sta facendo riferimento sono i cosiddetti criteri di Manning e i cosiddetti Rome Criteria.

  • Criteri di Manning: formulati nel 1978 e ancora validi, rappresentano i primi criteri diagnostici a trovare impiego nell’individuazione del colon irritabile.Brevemente, i criteri di Manning concentrano le attenzioni principalmente su: il dolore addominale attenuato dall’evacuazione, la presenza di muco nelle feci, la sensazione di incompleto svuotamento dell’intestino dopo ogni evacuazione, il cambiamento della consistenza delle feci e il gonfiore addominale.
  • Rome Criteria: stabiliti tra il 1992 e il 2006, sono i criteri diagnostici più utilizzati nell’identificazione della colite spastica.Secondo i Rome Criteria, un individuo soffre di sindrome del colon irritabile se, per almeno 12 settimane (anche non consecutive) spalmate in un arco temporale di 12 mesi consecutivi, ha lamentato un dolore o un disagio addominale, caratterizzato da minimo due dei tre seguenti fenomeni:
  • Attenuazione della sensazione dolorosa dopo l’evacuazione e/o
  • Variazioni nella frequenza delle evacuazioni e/o
  • Variazioni nella consistenza delle feci.

Sempre secondo i Rome Criteria, la presenza di altri sintomi, come gonfiore addominale, presenza di muco nelle feci, sensazione di evacuazione incompleta ecc., è importante, ma non fondamentale o significativa dal punto di vista diagnostico.

I criteri di Manning.

  • Dolore addominale attenuato dall’evacuazione.
  • Presenza di feci liquide all’esordio del dolore. Aumentata frequenza delle evacuazioni all’esordio del dolore.
  • Gonfiore addominale.
  • Presenza di muco nelle feci in almeno il 25% delle evacuazioni.
  • Sensazione di incompleto svuotamento intestinale in almeno il 25% delle evacuazioni.

 

 

Tabella. I Rome Criteria.
Rome Criteria I (1992) Rome Criteria II (1999) Rome Criteria (2006)
Per almeno 3 mesi continui:

  • Dolore o disagio addominale
Per almeno 12 settimane (anche non consecutive) in un arco temporale di 12 mesi consecutivi:

  • Dolore o disagio addominale
Ha comportato soltanto piccole modifiche e l’emanazione di criteri diagnostici pediatrici.
E la presenza di almeno 1 dei seguenti fenomeni:

  • Dolore attenuato dall’evacuazione
  • Variazioni nelle frequenza delle evacuazioni
  • Variazioni nella consistenza delle feci
E la presenza di almeno 2 dei seguenti fenomeni:

  • Dolore attenuato dall’evacuazione
  • Variazioni nella frequenza delle evacuazioni
  • Variazioni nella consistenza delle feci
O la presenza di almeno 2 dei seguenti fenomeni:

  • Forma alterata delle feci
  • Alterato passaggio delle feci (es: sensazione di svuotamento incompleto dell’intestino)
  • Presenza di muco nelle feci
  • Gonfiore o tensione addominale
Ulteriori caratteristiche suggestive:

  • Forma alterata delle feci
  • Alterato passaggio delle feci (es: sensazione di svuotamento incompleto dell’intestino)
  • Presenza di muco nelle feci
  • Gonfiore o tensione addominale

Diagnosi differenziale

I vari test che compongono la cosiddetta diagnosi differenziale seguono, quasi sempre, l’esecuzione dell’esame obiettivo e dell’anamnesi, e servono a confermare o smentire quanto concluso in precedenza. Tra i test di diagnosi differenziale prescritti in presenza di un sospetto caso di sindrome del colon irritabile, rientrano:

  • L’analisi delle feci per la ricerca del sangue occulto (sangue occulto nelle feci). Significa ricercare, mediante indagini di laboratorio, la presenza di tracce di sangue nelle feci del paziente.
  • La coprocoltura, ossia l’esame microbiologico delle feci. Consiste nella ricerca di batteri o parassiti, nelle feci. È indicata in presenza di diarrea cronica.
  • La sigmoidoscopia flessibile. Permette di studiare lo stato di salute della parte terminale del colon e il retto. Lo strumento di studio è un tubicino flessibile, dotato di una telecamera e una luce all’estremità che il medico inserisce nell’ano del paziente, nel corso dell’esame.

Come si può intuire, si tratta di una procedura alquanto invasiva.

  • La colonscopia. Serve all’analisi completa del colon. Dal punto di vista procedurale, non è molto diversa dalla sigmoidoscopia flessibile: anche la colonscopia, infatti, prevede l’introduzione attraverso l’ano dello strumento d’indagine, che è un piccolo tubicino flessibile fornito di telecamera e luce.
  • L’esame radiologico dell’apparato digerente con mezzo di contrasto al solfato di bario.

Fornisce immagini abbastanza chiare del colon. Consente l’individuazione di eventuali masse tumorali o anomalie anatomiche.

Pur essendo indolore, rientra comunque tra le pratiche diagnostiche lievemente invasive, in quanto prevede l’esposizione del paziente a una dose di radiazioni ionizzanti nocive per l’organismo umano.

  • La TAC addominale e pelvica. Fornisce immagini tridimensionali dettagliate degli organi con sede nell’addome e nella pelvi. Permette l’identificazione di eventuali masse tumorali e anomalie anatomiche a livello degli organi presenti nei suddetti distretti.

Pur essendo indolore, è da considerarsi un test invasivo, in quanto espone il paziente a una dose non trascurabile di radiazioni ionizzanti.

  • Il breath test per la diagnosi di intolleranza al lattosio. Consente di stabilire se il paziente sotto indagine produce quantità sufficienti di lattasi, cioè l’enzima fondamentale per la digestione del lattosio. Si ricorda ai lettori che la mancata o ridotta capacità di digestione del lattosio, per assenza dell’enzima lattasi, comporta sintomi quali: dolore addominale, meteorismo e diarrea in seguito all’ingestione di latte e derivati.
  • Un breath test per la determinazione della colonizzazione batterica dell’intestino. Serve a ricercare eventuali contaminazioni dell’intestino tenue, da parte di batteri. Prevede la somministrazione al paziente di glucidi quali glucosio, lattulosio o xilosio.
  • Analisi approfondite del sangue. Sono utili a valutare la presenza di un disturbo come la celiachia, che causa sintomi e segni molto simili alla sindrome del colon irritabile, ma presenta complicanze decisamente più gravi. Se da questi esami di laboratorio e diagnostica per immagini non emerge nulla di significativo, e se i sintomi rispondono ai criteri di Manning o ai Rome Criteria, è altamente concreta la possibilità che il paziente sotto indagine soffra di sindrome del colon irritabile.

Sintomi e segni pericolosi che escludono la sindrome del colon irritabile

La presenza di determinati sintomi e segni, tra cui perdita di peso, sanguinamento rettale, febbre, nausea, vomito ecc., suggerisce che sia in corso una malattia diversa e più grave del colon irritabile (es: cancro dell’intestino, cancro dell’ovaio, una malattia infiammatoria intestinale, celiachia, endometriosi ecc.).

È per questo motivo che, al cospetto di una tale sintomatologia, i medici decidono, con effetto immediato, di sottoporre il paziente a ulteriori accertamenti diagnostici.

Principali segnali che suggeriscono la presenza di una malattia più grave del colon irritabile:

  • Comparsa della sintomatologia dopo i 50 o in età ancora più avanzata
  • Anoressia e perdita di peso• Sintomatologia con caratteristiche acute e non croniche
  • Sanguinamento rettale
  • Febbre
  • Nausea e vomito ricorrenti
  • Forte dolore addominale, anche e soprattutto durante la notte
  • Diarrea persistente; diarrea al risveglio
  • Steatorrea
  • Anemia da carenza di ferro
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